La storia

A cura di Patrizia Lucchi Vedaldi

LA FESTA DELLA SENSA TRA MARE E TERRA

Leone marciano andante di Vittore Carpaccio, 1516

ANNO 1000 – SPEDIZIONE DEL DOGE PIETRO ORSEOLO II IN DALMAZIA

La celebrazione della Festa della Sensa (Ascensione) è strettamente legata al doge Pietro Orseolo II, uno dei più grandi dogi della Serenissima, e alla sua spedizione in Dalmazia, chiamato dalle città costiere che subivano le incursioni dei pirati narentani.

Al contempo era in corso una guerra fratricida nel confinante regno di Croazia. Poco dopo la morte del re Stjepan Držislav nel 997, i suoi tre figli aprirono una violenta contesa al trono. Svetoslav ‘Surogna’ (regnante dal 997–1000), il figlio maggiore, era stato nominato successore dallo stesso padre. Nel 1000 venne spodestato dai suoi fratelli Krešimir III (regnante dal1000–1030) e Gojslav (coreggente dal 1000 alla morte nel 1020). Anche il Surogna chiese aiuto ai veneziani, al loro arrivo a Traù.

Stemma Orseolo e Chronicon Venetum/La cronaca di Giovanni diacono

Stando al suo cronista, il diacono Giovanni, il doge Pietro Orseolo II partì da Venezia con una potente flotta il 9 maggio dell’anno 1000, giorno dell’Ascensione, e giunse a Ossero (nel Quarnero) il 17 maggio, due giorni prima della Pentecoste, dopo essersi fermato a Grado, Parenzo e Pola. Da Ossero, come vedremo, riprese la rotta verso la Dalmazia, puntando innanzi tutto su Zara. Ecco le tappe e gli eventi correlati.

CRONOLOGIA

9 maggio anno 1000, giorno dell’Ascensione

Venezia – Cattedrale di San Pietro

Il doge Pietro Orseolo II partecipò con la sua schiera alla messa solenne e ricevette il vessillo trionfale dalle mani di Domenico, vescovo di Olivolo (poi Castello, popoloso sestiere veneziano). Non è noto quale insegna portava il vessillo, di certo non il leone marciano, assunto a emblema di Venezia solo nel XIV secolo. Si ha notizia di un vessillo con san Marco già nel 1177-1200, ma probabilmente a figura umana.


9 maggio anno 1000

Porto di Equilo (Jesolo)

Al termine della cerimonia, salpate le ancore, la flotta fece rotta verso il porto di Equilo (Jesolo), dove giunse lo stesso giorno.


10/11 maggio anno 1000

Grado

Da lì, forse il giorno successivo, spiegate le vele, rese tese da un buon vento di ponente, raggiuse Grado. Qui il patriarca Vitale Candiano, preceduto dal popolo, accolse il doge con tutto l’apparato dei chierici. Tributati gli onori dovuti al proprio sovrano solennemente consegnò il vessillo di guerra con l’insegna di sant’Ermagora, protomartire di Aquileia.


Maggio, anno 1000

Parenzo

Lasciata Grado la prima tappa fu Parenzo, allora posta su un’isola che tra l’altro aveva al suo fianco l’isoletta di san Nicolò patrono dei marinai. Qui il doge dispose che si pernottasse alla fonda. In quello il venerando vescovo Andrea accorse alla riva di persona e si fece traghettare fino alla nave dogale per porgere al doge reverenti saluti e omaggi. Lo pregò anche, umilmente ma con insistenza, di non rinunciare alla visita della chiesa di san Mauro. La messa fu solenne e il doge con il suo esercito ripartì acclamato dal popolo e dal clero.


Maggio, anno 1000

Pola

La flotta dogale toccò quindi il porto di Pola dove fu accolta similmente dal vescovo Bertaldo, nella sua duplice veste di capo religioso e rappresentante civile. Era accompagnato da una moltitudine di chierici e cittadini stipati nelle imbarcazioni. Ricevuto il tributo senza scendere a terra, il doge partì alla volta di Ossero.


17 maggio anno 1000

Ossero

La città di Ossero era posta al termine di quella che allora era l’isola omonima (poi isola di Cherso e Ossero, oggi isole di Cherso e di Lussino), ed era sede del primo importante centro vescovile della Dalmazia latina. La Dalmazia (da Zara a Ragusa/Dubrovnik) costituiva il 39 Thema dell’Impero bizantino. Ad accogliere la flotta dogale c’era tutta la cittadinanza (di origine latina) e gli abitanti dei vicini castelli (sia latini che slavi) assiepati sulle rive, sugli spalti delle mura e sui terrazzamenti del monte di fronte. Mi piace ricordare che quel monte divenne noto con il nome di San Nicola sin dai tempi dell’eremo camaldolese, poiché c’era, e c’è ad oggi, una chiesetta dedicata al Santo. Alle sue pendici a poco a poco sorse poi Neresine, paese di origine della mia famiglia.


18 maggio anno 1000

Ossero

La Comunità, riunita in arengo, approvò la dedizione formale a Venezia, con tanto di giuramento di tutti i rappresentanti. Pietro Orseolo II, ormai dux riconosciuto dalla Comunità osserina, organizzò una chiamata alle armi per rinforzare la flotta. L’armata veneta, arricchita da uomini e navi dalmate, divenne ancora più potente.


19 maggio anno 1000 giorno di Pentecoste

Ossero

In chiesa si tenne la solenne celebrazione della Pentecoste.


20 maggio anno 1000

Zara

Il 20 maggio la spedizione raggiunse Zara, antica città romana che manteneva inalterate le sue prerogative. Si capisce dalla descrizione dell’accoglienza che il doge arrivò in terra già a lui fedele, lo conferma lo stesso cronista (suum dominium). Il rapporto tra Venezia e Zara si era rafforzato sin da quando, caduta Ravenna in mano longobarda (751), Zara era diventata il capoluogo della Dalmazia bizantina e la Venezia lagunare stava sempre più affermandosi. Prima ancora che la flotta veneziana raggiungesse il porto, una flottiglia zaratina si appostò presso l’isoletta stabilita per accogliere l’armata dogale. Ad attendere il doge in testa c’era il priore (osserva Luigi Tomaz: curiosamente nominato prima del vescovo), seguito dal vescovo e da personalità civili e religiose. Il corteo acqueo accolse il lor signore con manifestazioni di gioia.

Mentre il doge con i comandanti venetici e dalmati stata organizzando il prosieguo della spedizione, giunse la notizia che una quarantina di notabili narentani, dopo aver concluso affari in Puglia, stava rientrando. Prontamente il doge inviò dieci navi onerarie che sorpresero e catturarono presso Cazza (isoletta dell’arcipelago di Lagosta) il convoglio narentano. Quindi, con tutti i loro prigionieri, si diresse a Traù dove le navi veneziane furono ben accolte.


26/28 maggio 1000 (circa)

Pasman, Vergada, Traù

Dopo sei giorni di presenza a Zara anche il resto della flotta dogale si diresse verso Traù, che raggiunse dopo un paio di soste. La prima sull’isola di Pasman, nell’arcipelago zaratino, dove si trovava un presidio militare croato. Gli abitanti, vinti dalla paura, fecero promissione di sudditanza, seguiti prontamente e spontaneamente dagli abitanti della vicina isola di Vergada. A Traù il doge ricevette l’omaggio di ‘Surigna/Surogna’, il re di Croazia detronizzato dai fratelli, che gli diede in ostaggio il figlioletto. Cresciuto a Venezia, sposerà la figlia del doge Pietro Orseolo II, Hicela (chiamata anche Icella, Icela o Joscella).


Giugno anno 1000

Spalato

Lasciata Traù la tappa seguente fu Spalato, anche qui accolto con onore. Fu qui che i Narentani, capita la mal parata, trattarono con Venezia la resa, anche per riscattare i prigionieri. Pietro Orseolo ne trattenne 6 a garanzia della pace e li portò a Venezia.


Entro i primi di luglio dell’anno 1000

Curzola Lagosta e i ragusei

La spedizione continuò con la distruzione di Curzola e di Lagosta e terminò con il giuramento dei ragusei che acclamarono Pietro Orseolo II dux veneticorum et dalmaticorum.


Entro luglio dell’anno 1000

Venezia

Il doge tornò in patria in trionfo, osannato da tutto il popolo per aver consacrato la potenza navale di Venezia e posto le basi dello “Stato da Mar”.

LA COMMEMORAZIONE

Per commemorare la partenza e la fortunata impresa dell’anno 1000 nel giorno dell’Ascensione, col tempo prese piede la celebre festa dello “Sposalizio del Mare”, che ha il suo culmine al Lido di Venezia, e più precisamente a San Nicoletto, davanti alla chiesa.
Il rapporto con la Dalmazia rimase vivo nei secoli, tanto che i fedelissimi Schiavoni, a guardia del porto del Lido, compirono un ultimo disperato gesto di difesa il 20 aprile 1797, al comando del capitano Alvise Viscovich, affondando la nave francese Le Liberateur. Venezia capitolò il 9 maggio di quell’anno. Resistettero Zara e soprattutto Perasto, che fu l’ultima ad ammainare il Serenissimo veneto Gonfalone, il 23 agosto 1797. Nel corso di una toccante cerimonia il conte capitano Giuseppe Viscovich pronunciò un memorabile discorso noto per la frase “TI CON NU, NU CON TI”.

Questi due episodi (l’ultimo tentativo di difesa e l’ultimo ammaina bandiera sempre ad opera dei Dalmati), sono ricordati nella targa del Pilone centrale dei tre collocati sul prato accanto alla chiesa di san Nicolò, assieme ai simboli di Venezia (leone in moeca) e della Dalmazia (tre leopardi). I Piloni Dalmati in pietra d’Istria furono realizzati nel 2005, con il sostegno del Lions Club Lido, su iniziativa del Guardian Grande della Scuola Dalmata San Giorgio e Trifone Tullio Vallery e del Presidente Onorario dei Dalmati Italiani nel Mondo Franco Luxardo.

Riporto il testo integrale del discorso del conte capitano Giuseppe Viscovich, che c’è chi dice che pronunciò nella parlata slava bocchese e non nel veneto da mar, la cui versione è nota dal ‘800. Ciò non farebbe che comprovare il rispetto che la Serenissima aveva per i propri sudditi e per le loro tradizioni.

Perasto 23 agosto 1797 – In sto amaro momento, che lacera el nostr cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o cittadini, che la nostra condotta passata e de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu.

Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l’Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fin a l’ultimo l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto atto solenne, e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto.

Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur, e in sti nostri ultimi sentimenti coi quali sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto al Serenissimo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rappresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor.

Par trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco; e fedelissimi sempre se avemo reputà TI CON NU – NU CON TI; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi!

E se i tempi presenti, infelicissimi par imprevidenza, par dissension, par arbitri illegali, par vizi offendenti la natura e el gius de le genti, non Te avesse tolto da l’Italia, par Ti in perpetuo sarave le nostre sostanze, el nostro sangue, la vita nostra e, piuttosto che vederTe vinto e desonorà dai toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio sotto de Ti! Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoratissima to tomba, e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!

Giuseppe Lallich “Il bacio della bandiera” (1930) rappresenta l’ultimo saluto di Perasto al Veneto Gonfalon celebre per la frase “TI CON NU, NU CON TI”

FESTA DELLA SENSA

GEMELLAGGIO ADRIATICO

CRONOLOGIA CITTA’ GEMELLATE

Taluni gemellaggi fin qui realizzati sono in stretta correlazione con la storia di Venezia, altri sviluppano il tema della solidarietà, della pace e dei diritti umani, che erano alla base della spedizione del doge Pietro Orseolo II (chiamato in aiuto dalle città dalmate). Altri ancora non hanno attinenza con questa celebrazione (es. 2015 – Milano: unione strategica in occasione dell’Esposizione Universale (Expo Milano 2015). Si suggerisce di inserire questi ultimi in altri eventi veneziani, per mantenere integra la tradizione della Sensa.

1994Trieste: la città giuliana ha inaugurato ufficialmente il primo “Gemellaggio Adriatico” moderno.

1995Muggia: unione culturale con la storica cittadina marinara del territorio giuliano.

1996Ravenna: antico fulcro bizantino e porto commerciale strategico per la Serenissima.

1997Rimini: legame di costa e di tradizioni marinare condivise lungo l’Adriatico.

1998Zara (Croazia): unione con il cuore storico dello Stato da Mar veneziano.

1999Pescara: apertura commerciale verso il medio Adriatico.

2000Comacchio: legame storico e commerciale legato alle attività delle valli e del delta del Po.2001Rovigno (Croazia): legame storico e linguistico con le comunità dell’Istria.

2002Ragusa Dalmata (Dubrovnik – Croazia): in memoria del soccorso del doge Pietro II Orseolo nell’anno 1000.

2003Chioggia: unione formale con la “sorella minore” della laguna veneta.

2004Comunità del Polesine (rappresentata ufficialmente dalla Provincia di Rovigo): vicinanza per lo storico legame idrografico con il fiume Po.

2005Cattaro (Montenegro): storico legame con le Bocche di Cattaro, sfilando insieme alla secolare confraternita della Marinarezza.

2006Ancona: antica città marinara e storico fulcro commerciale della costa adriatica.

2007Pisa: unione remiera e culturale con la repubblica dell’Arno.

2008Lepanto (Grecia): rievocazione dello storico legame navale e militare.

2009Roma: incontro simbolico tra la Capitale d’Italia e l’antica capitale della Serenissima.

2010Asolo: omaggio alla figura storica della regina veneziana Caterina Cornaro.

2011Torino: gemellaggio celebrativo in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

2012Lampedusa: unione ideale incentrata sulla centralità delle rotte e della solidarietà nel Mediterraneo.

2013Isole Tremiti: legame religioso e storico con l’abbazia adriatica di San Nicola.

2014L’Aquila: forte segno di vicinanza per la ricostruzione post-terremoto del capoluogo abruzzese.

2015Milano: unione strategica in occasione dell’Esposizione Universale (Expo Milano 2015).

2016Firenze: a 50 anni dall’alluvione del 1966 che colpì duramente entrambe le città.

2017Unione Montana Agordina: legame con le Dolomiti, terra d’origine del legname per l’Arsenale e delle risorse idriche della laguna.

2018Genova: la storica riconciliazione e collaborazione tra le due grandi potenze navali.

2019Le Antiche Repubbliche Marinare (Amalfi, Genova, Pisa): celebrazione corale del legame marittimo italiano.

2020Edizione annullata / simbolica a causa delle restrizioni per la pandemia Covid-19.

2021Città Capoluogo del Veneto: Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Verona e Vicenza, uniti per i 1600 anni della fondazione di Venezia.

2022Odessa (Ukraina): forte messaggio internazionale di pace e vicinanza.

2023Longarone: in memoria delle vittime a 60 anni dal disastro del Vajont.

2024Tirana (Albania): storico ponte culturale oltre il mare Adriatico.

2025Palermo: unione ideale tra due storici porti e crocevia culturali d’Italia.

2026Lusevera (Udine): omaggio e solidarietà al Friuli a 50 anni dal sisma del 1976.